I tre pilastri e la metafora del chiodo.
Insegnare e praticare la difesa personale è come piantare un chiodo.
Non si tratta di scienza missilistica o un’attività riservata a pochi eletti, ma richiede attenzione, metodo e buon senso.
Piantare un chiodo è un’attività comune, per nulla difficile ma non è banale.
Ci si può far male piantando un chiodo così come lo si può piantare storto e renderlo inutile. Altre volte si può rovinare il muro o il supporto su cui si vuole fissare il chiodo.
Questa analogia è utile per orientarti nei tre pilastri fondamentali della difesa personale.
Efficacia e sicurezza procedono di pari passo. Iniziamo dalle basi:
Sicurezza prima di tutto

Il primo pilastro: la sicurezza
Quando si sceglie un corso o un istruttore, il primo elemento da valutare e la sicurezza. Un percorso valido prevede una progressione logica dell’intensita, esercizi studiati per ridurre i rischi e procedure chiare per limitare gli infortuni.
Non stiamo parlando di assenza di contatto fisico. Allenarsi nella difesa personale non avviene nel vuoto, ma è importante sottolineare che ogni esercizio deve avere un senso e una logica.
Il rischio di infortunio va calibrato in relazione al livello dell’atleta e della classe in generale con esercizi che siano proporzionali ad esso.
Il livido non è un problema, ossa e articolazioni invece non vanno messe a rischio.
Il secondo pilastro: Una tecnica diritta al punto.
Il secondo pilastro riguarda la qualità tecnica. Questo è particolarmente importante in considerazione del fatto che sotto stress tutti i movimenti si “sporcano”.
Il detto “la tua peggior performance in allenamento è la tua miglior performance in combattimento reale” spiega bene la necessità di avere una preparazione tecnica appropriata.
Questo però non è sufficiente.
Le capacità tecniche devono essere sostenute da skill di base come il saper colpire ed il saper lottare e da una buona capacità di improvvisazione e adattamento alla situazione.
Si ottiene ciò con un lavoro in doppia pista:
Da un alto le tecniche sono essenziali e dirette al punto, senza fronzoli e facilmente adattabili.
Da un altro sono interconnesse, rafforzandosi a vicenda in un corpus coerente e di agile ritenzione.

Il terzo pilastro: Pensare nel lungo termine
Il terzo elemento e la preservazione degli “strumenti”: corpo, mente e conseguenze delle proprie azioni. Un buon allenamento migliora la qualità della vita, non la compromette.
La proporzionalità é centrale nell’allenamento come nelle azioni di difesa personale.
L’allenamento in sé porta benefici fisici e mentali se somministrato nel modo giusto (e senza isterismi) e concorre a migliorare la qualità della vita a prescindere che ci si trovi o meno ad usare quanto appreso per difendersi.
Il concetto di proporzionalità e preservazione si applica molto bene anche alla difesa personale in se e per se.
Difendersi senza infierire, considerare il contesto, saper che la difesa personale è intesa per difendere sul piano fisico, legale e reputazionale, sono parti integranti e non accessorie dell’allenamento.
Link utili per approfondire:
Come scegliere un corso di krav maga
Principi base della difesa personale
Libro: Uomo contro uomo di Rory Miller
Intervista (in inglese) al fondatore del Krav Maga Imi Litchenfeld